Le api, il miele e il mondo dell'alveare nel mito



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Miti sudamericani che spiegano la scarsa quantità di miele(2)

Api melipona

Altri miti, provenienti dalla regione della Guayana illustrano lo stesso tema della scarsa quantità odierna di miele, rispetto a un prima mitico. Di seguito il mito Arawak: perché il miele è oggi così raro
"Una volta nella boscaglia c'era abbondanza di nidi d'ape e di miele, e un indigeno era divenuto celebre per la sua abilità di trovarli. Un giorno, mentre scavava un tronco a colpi d'ascia per estrarre il miele, egli udì una voce che diceva: -Attenzione! Mi ferisci!- Proseguì il lavoro con precauzione e scoprì all'interno dell'albero una donna incantevole che gli disse di chiamarsi Maba, ovvero miele, e che era la madre o lo Spirito del miele. Poiché era completamente nuda, l'Indio raccolse un pò di cotone, con cui essa si fece un vestito, e le chiese di sposarlo. La donna acconsentì, a condizione che il suo nome non venisse mai pronunciato. Essi furono molto felici per vari anni. E, come il marito era ritenuto universalmente il miglior cercatore di miele, così la donna divenne famosa a causa del modo meraviglioso in cui preparava il cassiri e il paiwarri. Quale che fosse il numero degli invitati, le bastava preparare una giara, e questa unica giara li metteva tutti nello stato d'ebbrezza desiderato. Era veramente una sposa ideale.
Tuttavia, un giorno che la bevanda non bastò, il marito, sicuramente alticcio, ritenne opportuno scusarsi presso i suoi numerosi invitati e disse: -La prossima volta Maba ne preparerà di più-.
L'errore era stato compiuto, e il nome pronunciato. La donna si tramutò subito in ape e volò via nonostante gli sforzi del marito. Da allora questi non ebbe più fortuna. Da quell'epoca, inoltre, il miele è raro e difficile da trovare(da W.E. Roth, An Inquiry into the Animism and Folklore of the Guiana Indians-1915, in C. Lévi-Strauss, Dal miele alle ceneri, M233, 1970)".

Lo stesso Lévi-Strauss, commentando questo mito, accenna a un paio di varianti warrau(M233b,c). Queste varianti non parlano di bevande fermentate. Il cassiri e il paiwarri sono invece bevande fermentate a base di manioca e di patate rosse la prima, e di focacce di manioca pretostate la seconda. In queste due varianti la sposa soprannaturale procura al marito un'acqua deliziosa che in realtà è miele, a condizione che nessun altro la beva. Ma il marito commette l'errore di porgere la zucca a un compagno assetato che la chiede. Quando questi, stupefatto, esclama "ma è miele!", il nome della donna viene così pronunciato. Con il pretesto di soddisfare un bisogno naturale, essa si allontana e scompare, trasformata in miele d'api mohorohi. Dopo di che l'uomo si tramuta in sciame. Lévi-Strauss rielabora questi miti insieme ad altri e ne ricava delle costanti di tipo culinario che vedono il miele come alimento che tende al dolce nauseante e la birra fermentata che tende all'insipido. A questo proposito è utile riportare un altro mito che spiega la penuria del miele.
Mito 234, Warrau: Ape e le bevandi dolce
"C'erano due sorelle che accudivano al fratello e gli servivano del cassiri, ma non riusciva loro di fare una bevanda non insipida. Il fratello se ne lamentava e si augurava di incontrare una donna capace di preparargli una bevanda dolce come il miele. Un giorno, mentre si ritrovava da solo nella boscaglia, parlava a se stesso del suo desiderio di una moglie che sapesse fare una bevanda buona come il miele. A un tratto udì dei passi dietro di sè. Si volse e vide una donna che gli disse: Dove vai? Hai chimato Koroha (l'ape). E' il mio nome, eccomi!" L'Indio le spiegò la sua situazione e di come anche le sorelle e lui stesso desideravano che si sposasse. La sconosciuta si preoccupò di sapere se sarebbe stata accettata dalla nuova famiglia, e alla fine cedette di fronte all'insistenza e alle assicurazioni del pretendente. Arrivati al villaggio la sconosciuta, mentre gli abitanti la interrogavano, si premurava di spiegare ai suoceri che era venuta solo perché loro figlio l'aveva pregata.
Quando venne il momento di preparare la bevanda, essa fece meraviglie. Le bastava immergere il dito nell'acqua e muoverlo perché la bevanda fosse pronta. Ed era dolce! Non si era mai bevuto niente di così buono. Da allora la giovane rifornì tutta la sua nuova famiglia di scuroppo. Ma il marito ne fu presto nauseato, e cominciò a prendersela con la moglie, che reagì: "Mi hai fatto venire proprio per avere delle bevande dolci e adesso non sei contento? Arrangiati!". Dopo di che volò via. Da quell'epoca gli Indios devono faticare molto per salire sugli alberi, scavare i tronchi, estrarre il miele e renderlo limpido, prima di potersene servire per addolcire le loro bevande (da W.E. Roth, An Inquiry into the Animism and Folklore of the Guiana Indians-1915, in C. Lévi-Strauss, Dal miele alle ceneri, M234, 1970)."

La soluzione trovata da Lèvi-Strauss è abbastanza complessa e implica l'esame di numerosi miti di tribù diverse, sempre in territorio sudamericano ma distanti tra loro anche moltissimi kilometri. Nelle sue spiegazioni fanno la parte del leone le considerazioni culinarie, della buona cucina e queste conclusioni sembrano presupporre che il pensiero umano proceda per algoritmi e per associazioni abbastanza logiche: è possibile che l'illustre antropologo considerasse nettamente superiori le culture indigene tribali del nuovo continente rispetto alle culture evolute occidentali e anche rispetto a quelle che formarono un impero in quel continente: Maya, Atzechi?
Colui che scrive si limiterà, per tentare di spiegare questi altri due miti, a considerazioni anche piuttosto banali, anche perché i miti indigeni sudamericani non sembrano affatto nascondere significati reconditi.
Per prima cosa si deve stabilire se è un buon agire il condividere un bene che la natura, il Demiurgo, il Creatore, la Madre ha dato. E pare che nel mito opayé(M192) questo è assodato. Il lupo-volpe vuole il miele solo per sè e la sua famiglia. Ma non doveva faticare granché per procurarlo. Alla fine del racconto il miele è alla portata solo di chi si attrezza, si organizza e lavora molto per averlo. Assodato questo principio viene quasi logico e spontaneo dipanare il filo che avvolge gli altri miti concernenti la rarità del miele.
Nel mito Arawak (M233) Maba, la donna miele, non vuole che sia nominato il suo nome: in quel caso si svelerebbe probabilmente un segreto e finirebbe il suo potere magico? Questa è già una valida spiegazione. Ma lo stesso racconto mitico prospetta una più prosaica spiegazione. Infatti in una certa occasione la bevanda preparata da Maba per gli invitati non bastò più. Eppure il racconto mitico aveva sottolineato che a Maba bastava prepararne una giara e, qualunque fosse il numero degli invitati, era in grado di portare tutti allo stato di ebbrezza desiderato, raggiunto il quale, probabilmente, non se ne chiedeva più. Quindi non il numero degli invitati influisce, ma probabilmente l'aumento della soglia di ebbrezza: siamo vicini a quei prodotti, come vino, droga, tabacco, che danno dipendenza e si propende a consumarne sempre di più? Probabilmente.
Nelle varianti Warrau del mito(M233b,c) l'errore sta nella sposa soprannaturale che non vuole dividere con nessuno il miele, quindi questa sposa è una sorta di lupo.
Poi c'è il mito Warrau (M234) in cui l'Indio è in una situazione conflittuale con le sorelle che non riescono a servirgli una bevanda fermentata non insipida. In effetti l'Indio esprime un desiderio che non corrisponde esattamente al suo bisogno: incontrare una donna capace di preparargli una bevanda dolce come il miele. Quindi l'Indio si pone nella condizione di non poter essere soddisfatto e infatti dopo un pò la bevanda fortemente dolce del miele lo nausea.
In ultima analisi i miti cercano di presentare benignamente la situazione reale e presente, ovvero un mondo scarso di miele, facendo leva sul gusto delle bevande, in modo tale che si apprezzi saggiamente il poco che si ha a disposizione. La bevanda con miele sciolto dall'acqua non è auspicabile perché dopo un pò da nausea. Ma una bevanda fermentata senza miele o idromele è insipida. Allora la soluzione è una bevanda fermentata ma con pochissimo miele o idromele. Infatti, rileva Lévi-Strauss, che presso i Kaigang (popolo del Brasile ancora abbastanza numeroso) si dice che una bevanda fermentata (anche con il miele o idromele) è tanto più riuscita quanto più è amara: cioè nonostante l'uso del miele o meglio dell'idromele risulti chiaro un sapore amarostico.
Morale: anche il poco miele che si trova nella boscaglia può bastare.

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