Una interpretazione della fiaba de "Il flauto magico" di W.A. Mozart(4)


Wolfgang Amedeus Mozart

Il flauto magico è una risposta al mito di Orfeo. Il musico greco che non superò la prova impostagli da Ades e Persefone.
Delineati tre tipi di incontro tra il maschile e il femminile.

Nell'opera c'è una forte contrapposizione tra donna-inferi-tenebre e uomo-celeste-luce. Questo dipende dal collegamento dell'opera ai temi prediletti dalla massoneria, la quale li ha mutuati in parte dalla cultura greca antica e in parte dalla cultura ecclesiastica della controriforma protestante.
Per Esiodo la ‘Notte’ è figlia del Caos. Le tre Moire, Moirai , personificazione del destino di ogni mortale, le tre filatrici di cui ho parlato sopra, sono sue figlie. Le Erinni(le furie), chiamate Eumenidi(le benevole)per timore che possano nuocere a chi ne parli, sono, da alcuni, considerate pure figlie della 'Notte'. Loro compito è quello di perseguire, facendoli impazzire, coloro che si macchiano di delitti contro la madre o contro i componenti la famiglia. Questo complesso rappresenta l'antica religione, quella che precedeva l'olimpico Zeus, comunque temuto dal dio della folgore.
Come ogni nuova religione negativizza quella precedente, anche quella olimpica ha negativizzato la religione della 'Grande madre' .Il più tremendo castigo che Zeus commina agli uomini laboriosi, in risposta al furto del fuoco divino commesso da Prometeo, è l'invio sulla terra di Pandora...cioè della donna.
La malvagità di Astrifiammante non è palese nella prima parte del racconto. E' contrariata, piuttosto furiosamente, per il fatto che la figlia le sia stata sottratta da Sarastro. Anche Demetra è furiosa per il ratto subito della figlia Persefone, ma qui si ferma il confronto fra le due personalità femminili. Sicuramente entrambe le figure sono deboli, rispetto a un prima, mitico. Astrifiammante non ha alcun potere di tipo magico, il flauto d'oro lo ha donato a Tamino perchè le riportasse Pamina, il settemplice cerchio solare il defunto marito lo aveva consegnato a Sarastro. Demetra non ha chiaroveggenza, al contrario di Helios e di Hekate. Solo queste due divinità le danno ragguagli sul ratto della Kore. Nell'ipotetica riunione di Demetra(la terra), Helios(il sole) e Hekate(la luna) è possibile scorgere una triade divina antecedente la religione olimpica o una triade minoica o egizia. Astrifiammante palesa la sua malvagità quando tenta di convincere la figlia Pamina ad uccidere Sarastro. Il suo obbiettivo è impossessarsi del settemplice cerchio solare che Sarastro porta nel petto. Essa vuole vendicarsi e nel contempo entrare in possesso del sacro cerchio solare che dà il potere; ma non per virtù, non per lotta e conquista personale, non superando delle difficoltà, bensì in maniera subdola, dando incarico a un braccio innocente.
La sua malvagità è il segno della sua debolezza. Le rimane la magia della voce, il canto picchettato, come i versi del picchio e l'urlo di guerra o infernale della Gorgone.Il suo canto è tremendo e deciso. Per fare presa sull'anima gentile di Pamina. Come a moltissimi piace l'Inferno di Dante, piuttosto che il Paradiso, così a tantissimi piace questo canto. Certo Mozart ha usato la sua migliore arte, come a sua volta Dante.
Nell'opera sono delineati tre possibili incontri fra il maschile e il femminile. Quello proposto da Monostatos, incentrato esclusivamente sull'attrazione fisica, sui sensi, sul desiderio, è considerato fallace, apportatrice di elementi di discordia nella coppia. Quello proposto da Papageno e da Papagena è incentrato, più che sull'attrazione fisica, sulle affinità, sulla condivisione, sulla fruizione affiatata di beni materiali(la buona cucina) e spirituali(la musica). L'incontro tra Tamino e Pamina è una compenetrazione mistica dell'animo maschile e dell'anima femminile in un solo essere androgino. Esempio mitico di questa unione è la coppia di gemelli Iside e Osiride.

Conclusioni


Indubbiamente nell'interpretazione del 'Flauto magico' è basilare la figura di Papageno. C'è indubbiamente la componente massonica. Ai 'muratori' , cioè agli aderenti alla massoneria, viene suggerita la strada segnata da Tamino. Ma la felicità non è preclusa a chi non supera le prove iniziatiche. E dunque, cosa hanno in comune Tamino e Papageno? La dote musicale. Tamino ha addirittura un flauto d'oro, mentre Papageno un carillon. A mio modesto avviso Mozart con 'Il flauto magico', oltre che a promuovere la simbologia e i valori della massoneria, ha promosso i 'musici', tutti quelli che con dote musicale si occupano di musica. Questa sua opera è una risposta al mito di Orfeo, il 'musico' greco per eccellenza che non superando la prova impostagli da Ades e Persefone perdette la possibilità di riportare in vita Euridice, la sua donna. Sia Tamino, sia Papageno, con i loro rispettivi strumenti riescono a fare accorrere dalla foresta gli animali, resi mansueti dal suono dello strumento. Cioè compiono prodigi pari a quelli di Orfeo che cantava accompagnandosi con la lira. La musica è magia, ma è una disciplina per popolazioni pacifiche. Dai greci, 'sempre pronti alla guerra', non era considerata una disciplina da consigliare ai giovani. Meglio la palestra che fortifica il corpo e prepara al combattimento.
Ritornando strettamente a 'Il flauto magico', è probabile che la vicenda di Papageno e Papagena sia stata aggiunta all'opera in un secondo tempo per renderla più leggera e fruibile a un pubblico che di massima non sentiva, non poteva comprendere il messaggio della massoneria. Un pubblico invece molto attratto dai racconti popolari, dalle fiabe. Prova ne sia il successo che ebbero, dopo qualche tempo, le fiabe dei F.lli Grimm(Kinder- und Hausmärchen-[Fiabe per l’infanzia e domestiche, 1812 ss.]) ed anche, per tutto il periodo romantico e oltre, le fiabe d'autore. Certo la sceneggiatura dell'opera insiste sull'importanza del tragitto intrapreso da Tamino e Papageno, che rimane dubbioso(lo credo! Nella mente del librettista Papagendo rappresenta il pubblico, la platea), è esortato a guardare più in là, ed attendere il proseguire degli avvenimenti.

Sopra una scena dell'opera di Mozart nell'allestimento al Teatro Reggio di Torino per la stagione 2013-14


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