Racconti popolari del Piemonte: Tremate, le masche son tornate



Il Ponte del Diavolo o Ponte del Roch (pietra in piemontese) fu edificato nel 1378.

Conclusioni sulle particolarità dei racconti piemontesi e sul racconto 'La sepolta viva'.

Il diavolo spesso è preso sotto gamba perchè ancora nelle fiabe rimane pressocchè un orco, uno spirito o un folletto nel bosco. Gli sta di fronte, lo contrasta o riesce a contrastarlo la donna. A sua volta la donna è qualche volta maga o strega come accade in tutte le culture subalterne che vivono ai margini di quelle egemoni. Ma nelle fiabe piemontesi, almeno in quelle raccolte dal Ferraro, la figura della strega-maga è vista soprattutto in funzione della sua vita notturna, trascurando quasi completamente l'aspetto della fattucchiera-guaritrice. In una fiaba brevissima, sempre raccolta dal Ferraro, intitolata "Le streghe" è descritto appunto il cosidetto volo-sogno della strega e il ballo notturno che dilegua alle primissime luci dell'alba, ma dell'attività solita, diurna, nemmeno un cenno. Bastava poco, nel tempo della caccia alle streghe, per essere sospettati di avere una tresca col demonio. Chi diceva, anche tra il serio e il faceto, di aver fatto un volo e di aver ballato in un posto sperduto, rischiava l'accusa di essere strega o stregone.
Le fiabe piemontesi sono scarne come di solito tutte le fiabe nordiche. Più si va al sud, più le fiabe si allungano. Però, questo carattere non è indice di non alterazione della fiaba. In alcune fiabe sul diavolo che abbiamo citato e commentato spuntano fuori la "carta scritta",le "ricevute", la "richieste di risarcimento", tutto un mondo che sottende una certa familiarità coi codici di legge. Curioso ne "Le ricevute" quel proprietario morto che si trova all'inferno intento a scrivere su un tavolino. Mi par di riconoscere in questo proprietario una persona ricca e attaccata alle cose, indaffarata nei suoi conti e quindi propenso a non rilasciare subito le ricevute dei pagamenti. Queste fiabe pare provengano, più che dal popolo contadino o montanaro, da una cerchia di famiglie di piccoli proprietari e della sua controparte, cioè i massari, gli affittuari.
Il fatto che trattando col diavolo, se si è furbe come le donne, si possono trarre dei vantaggi è abbastanza diffuso nelle fiabe europee. Ciò è dovuto, si è ricordato prima, al fatto che il diavolo delle fiabe non è quasi mai il diavolo cristiano.
Ma il diabolico esiste nella fiaba piemontese, esiste nella mente contorta della zia nella fiaba "La sepolta viva". E' stato sottolineato come la zia con lo scambio delle lettere induce alla disperazione la sposa del nipote. Un disegno diabolico, senza dubbio. Ma chi ci sta dietro questa "zia"? Può essere una variante del motivo K1317.2 "vecchia intercetta lettera e prende il posto della ragazza nel letto di un uomo", motivo ricordato nel racconto "I dodici buoi". Anche la "zia" intercetta le lettere, ma non mi pare che venga fuori dal racconto un suo interesse morboso-passionale per il nipote. E' possibile un'altra lettura del comportamento della zia. Il nipote va alla ricerca della sposa più povera di questo mondo. La "zia" non è d'accordo su questo suo proponimento: ma nel racconto pervenuto a noi non c'è traccia di questa opposizione. Però nel citato racconto dello Straparola(IV,3) è proprio la madre del re che è nettamente contraria alla nuora perchè di origini umili. E' possibile che il narratore con il termine "zia" indicasse pure il movente della sua azione. Il proposito del nipote, principe di Bologna, è del resto molto raro nelle fiabe. Un principe che si attarda a sposarsi, di solito nelle fiabe, cerca, come sposa, una donna bellissima vista in un quadro o in un affresco; a volte va in cerca di una sposa bianca come il latte o la neve e rossa come il sangue, e il più delle volte sposa una donna prudente, scaltra e/o intelligente, una saggia contadinella; nella realtà del popolo contadino, del borgo e del sobborgo ci sono proverbi che spingono a sposarsi con persone entro la cerchia del proprio paese, del proprio orizzonte culturale, inoltre nei racconti popolari il padre sa che deve procurare una dote alle figlie. Si può supporre che la scelta di una sposa poverissima, anzi nuda, corrisponda a uno stile di vita che si rifà al pauperismo, cioè a vivere senza possedere alcunchè e con lo stretto indispensabile, distribuendo a coloro che ne hanno bisogno il superfluo. Furono gli "umiliati" e poi i valdesi, i primi valdesi, molto diffusi nel Piemonte, a praticare questo stile di vita. E forse nel proposito del principe di sposare la donna più povera c'è l'eco del pauperismo di quei gruppi, e nel caso specifico, un senso nella scelta matrimoniale esente da ogni condizionamento di tipo materiale. La "zia", considerato che il nipote sia un seguace degli "umiliati"(essi si dedicavano a Dio, rinunciavano ai loro beni per distribuirli ai più poveri, ai miserabili, ma contraevano matrimonio e le loro spose molto spesso avevavo il loro stesso anelito religioso), dei valdesi o di un gruppo che propugnava il pauperismo, allora probabilemente sarà una zia monaca, o meglio un rappresentante della chiesa ufficiale che si oppone alla scelta del nipote, per ovvi motivi dinastici, per non indebolire il casato, e che diventa diabolico per raggiungere i suoi scopi. Nel racconto, alla fine, il diabolico viene convertito in pazzia. La zia viene invitata al banchetto per festeggiare il ritrovamento dei figli del principe e mangia una mela dell'albero magico cresciuto in un sol giorno. Albero, la cui nascita è profetizzata da un 'colombo' parlante(un parallelo dello 'spirito santo' cristiano, la cui epifania è la colomba). Allora la zia diventa matta, racconta ogni cosa accaduta e svela dove ha murato la sposa del principe, la quale dopo 10 anni viene ritrovata viva. Molto probabilmente questa mela si rifà a quella del paradiso terrestre colta da Eva: mangiando la mela la zia(solo a a lei sono offerte le mele)viene a conoscere il vero e il falso, il bene e il male e non sopportando il peso del suo peccato diviene pazza. Anche la confessione è un tentativo di scaricare il peso del peccato.
Notevole il fatto che il principe protagonista del racconto è un principe non piemontese, per l'appunto è il principe di Bologna a cui fa la guerra, nel racconto, il principe di Modena(siamo nel territorio che fu dello stato pontificio). E' risaputo come i papi, titolari di un potere temporale, abbiano tentato nel corso della storia di favorire certi matrimoni, diciamo di facciata, per esigenze dinastiche. E' facile che poi questi interventismi siano potuti finire nei racconti popolari, fortemente negativizzati. Molto probabilmente il racconto "La sepolta viva" non è un racconto legato al mondo agricolo-pastorale, ma è legato al mondo della subalternità, al gruppo che si riteneva stare nella chiesa di Roma e nel contempo fuori di essa.
Per l'accenno ai muratori che aiutano la zia potrebbe, comunque, configurarsi un'altra interpretazione. Potrebbe non trattarsi della gerarchia ecclesiastica, della Chiesa per intenderci, ma di un'altra gerarchia, una organizzazione che, a quanto dicono taluni studiosi di storia dell' Occidente, agendo spesso nell'ombra ha contribuito moltissimo nell'ottocento a cambiare la mappa dell'Europa politica: la Massoneria. Con l'accenno ai muratori, che murano viva la sposa del principe il narratore potrebbe avere indicato l'organizzazione fortemente unita e gerarchizzata che stava dietro la zia e i cui componenti si chiamano per l'appunto muratori. L'ipotesi non deve essere considerata peregrina. Nell'Ottocento fra il popolo sicuramente circolavano voci di una forza trasversale al di sopra della legge, con poteri diabolici. Si veda il racconto cornice de "Lu pappagaddu chi cunta tri cunti" di Agatuzza Messia. In questo racconto la novellatrice modello di Giuseppe Pitrè accenna a un personaggio dai poteri straordinari, una sorta di diavolo, che è cucinu del protagonista del racconto, un notaio. Al sud, evidentemente, i componenti di questo potere si chiamano, per il popolo, cucini(cugini in siciliano), mentre nel nord dell'Italia questi componenti si chiamano muratori, intendendo con questo termine quei gruppi che agivano nell'ombra.


Sono disponibili in internet alcune fiabe piemontesi)

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