Una interpretazione della fiaba de "Il flauto magico" di W.A. Mozart(1)


Wolfgang Amedeus Mozart

L'opera fu criticata da Richard Wagner e da Richard Strauss. Anteprima dell'opera.

Premessa

Questa che segue è una personale interpretazione della fiaba de 'Il flauto magico' di Mozart. Da premettere che chi scrive non è un musicologo, nè un massone, nè un filosofo(la mia filosofia si ferma al motto 'tutto è linguaggio'), ma solo un cultore di fiabe e di miti. Non ho considerato molto quelle che alcuni cultori di musica additano come le fonti del libretto de 'Il flauto magico'. Mi riferisco alla fiaba Lulu oder die Zauberflöte ("Lulu ovvero il flauto magico") del parroco scrittore August Jakob Liebeskind. Tale fiaba è molto esile e sicuramente da essa è presa il personaggio di Monostatos. Ed inoltre al 'Séthos' di Jean Terrasson(1670-1750), da cui è tratta la scena iniziale del serpente-drago che assale Tamino. Ritengo che all'epoca i librettisti e i musicisti che scrivevano opere musicali sulla mitologia avessero alle spalle dei buoni studi classici, non certo studi sulla cultura egizia. L'approccio alla fiaba di chi scrive vorrebbe essere di tipo storico-culturale, e non è certo legato alla psicologia analitica di C.G. Jung. Mio modello è V.J. Propp del 'Le radici storiche dei racconti di fate'.

Anteprima dell'opera

Il racconto che anima ‘Il flauto magico’ di Mozart non è facilmente intuibile. Non sono pochi coloro che hanno criticato quest'opera. Fra questi Richard Wagner e Richard Strauss. Le musiche de ‘Il flauto magico’ sono le migliori possibili. Ma è la trama, il racconto sottostante che è troppo complicato, poco comprensibile.
E' interessante riportare in sintesi il contenuto di quelle parti iniziali del libretto che, seppur scritte, non vengono mai rappresentate. Se ciò accadesse alcune delle incongruenze di cui è accusato il testo cadrebbero.
Tra le note ho posto il retroterra culturale che i massoni, Mozart stesso, in quel tempo potevano avere coltivato.
Prima della nascita di Tamino e Pamina una coppia sovrana dominava il mondo: un Re solare, di cui non si dice il nome e la potente Regina della Notte. Tra il principio virile e quello femminile, tra luce e tenebre esisteva allora un mutuo accordo. Questo appare evidente dal fatto che il Re tagliò il magico flauto dal tronco di una quercia millenaria(la quercia era sacra a Zeus, ndr) in un'ora stregata, fra lo scatenarsi dei tuoni e dei lampi(Zeus tonante, ndr), nel rumore della tempesta notturna: lo tagliò con l' aiuto decisivo della regina della Notte alla quale quel momento apparteneva come sovrana degli incanti notturni(il mistero della nascita e della crescita delle piante appartiene alla 'Grande madre', essa nel suo aspetto lunare-notturno è connessa alla nascita e la morte, ndr).
Ma non era tutto rose e fiori tra il Re solare e la Regina della notte. Nel libretto è riportato che il marito teneva lontana la moglie dalle cose che sono incomprensibili allo spirito femminile.Il sole, così come si era incarnato nel Re solare, era una forza che arde e dissecca, che da la vita e la toglie, che cancella la vegetazione, assorbe la potenza materna dell'umidità, rende arido e inabitabile il suolo(sole disconnesso al ciclo coltivatorio, sole che punisce con la siccità come il dio solare egiziano RA, ndr). Il Re solare muore. Con la morte del sovrano solare i due regni della luce e delle tenebre si dividono, diventano nemici e la Regina della notte viene sconfitta(qualcosa di anologo succede nell'area mediterranea: la triade femminile divina viene sostituita da una triade maschile, Zeus, Poseidon e Ades, ed è Zeus che partorisce Athena dalla testa, perdita dell'onniveggenza delle divinità legate alla terra, ndr).La Regina della notte vive nel suo palazzo pieno di uccelli e circondato dalla fitta vegetazione del bosco(ha caratteri della'Grande madre' mediterranea, vedi Calipso, Circe, le Sirene, Gorgone Medusa, la 'Notte' esiodea, ndr). Un Tempio ricorda ancora il suo culto: tre dame prestano i loro servigi(le tre fate della sorte, del fato, del destino, le tre moire esiodee figlie della 'Notte', ndr) , ma ha perduto il cerchio solare del marito(perdita dell'onniveggenza o chiaroveggenza, anche Demetra non la possiede, ndr). Sua figlia, unico ricordo della luce, le è stata strappata ed è prigioniera nel castello di Sarastro(Non si dice chi le ha strappato la figlia e perchè si trova nel castello di Sarastro.Un anteprima mitico può essere il mito di Ades, Persefone e Demetra. Demetra ha sostituito molte divinità femminili locali mediterranee il cui culto doveva essere abbastanza popolare prima delle invasioni di popolazioni provenienti dalla zona dunubiana. Le divinità femminili sostituite da Demetra erano pure divinità funerarie. Al tempo di Pausania(Pausania,VIII, 42) era ricordato un mito di Demetra e Poseidon. La dea in forma di cavalla era stata stuprata da Poseidon, a sua volta trasformatosi in cavallo per raggiungerla. Demetra, furiosa, dopo lo stupro, s'era tramutato in viso, che ra divenuto simile a quello della 'Gorgone Medusa';da quell'unione nacquero il cavallo Arione e un essere che non si poteva nominare, la 'despoina', la signora del regno dei morti; in un altro mito Gorgone Medusa è amata da Poseidon e da quell'unione nacquero il cavallo Pegaso e il guerriero Crisaore. A volte Demetra era chiamata 'nera'. Gli orfici chiamavano 'medusa' la testa della luna).
Il settemplice cerchio solare, simbolo della forza e della chiaroveggenza, ora riposa sul petto di Sarastro venerato da un popolo di sacerdoti e di schiavi( Ci fu un breve periodo nell'antico Egitto, a cui viene dato il nome di 'eresia solare' . Successe quando il faraone Amenophis IV(1380-1392) sostituì al culto della triade tebana quello del Sole-Aton. La triade tebana era composta da Amon, divinità solare, rappresentato come 're sul trono' o come ariete portante il disco solare, identificato con Re, da Mut, sua sposa, protettrice dei parti(mut stava per madre)con testa di avvoltoio, e da Khonsu, divinità lunare, figlio di Amon e Mut, rappresentato in forma di giovane o bambino con testa di falco o sparviero).

Antico carillon


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