Fiabe e Racconti popolari siciliani

Eroe lotta col mostro

Dalla raccolta in quattro volumi di Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani che Giuseppe Pitrè diede alle stampe nel 1875. Fiabe e racconti in dialetto siciliano, trasposte sulla pagina così come le aveva ascoltate dalla viva voce dei suoi novellatori e e delle sue novellatrici: un'operazione condotta con uno scrupolo che non ha l'eguale in nessun altro repertorio della fiaba europea, nemmeno in quello dei fratelli Grimm.

Online Fiabe Novelle e Racconti popolari siciliani in dialetto(Progetto Manuzio)

Perodi Emma: Le novelle della nonna

€8,00
Newton Compton 2003 pagine 550, Rilegato con copertina, come nuovo

Recensione




Bianca comu nivi russa comu focu, rielaborazione in italiano e commento


C'erano una volta un re e una regina che non avevavano figli. Per avere l'erede promisero in voto un settennato di cuccagna, cioè olio e vino per tutti da raccogliere a due fontane. Così ebbero l'erede. E così furono sistemate le due fontane della cuccagna. Sul finire del settennato, quando ormai le fontane erogavano solo gocce si presenta alla fontana dell'olio una Mamma-draga per raccogliere con un piccolo orcio e una spugna quel che rimaneva a colare. Il principino erede, che aveva sette anni e qualche mese, giocava in quel mentre con le bocce. Vedendo la scena , gli venne in mente di tirare una boccia all'orcetto della vecchia. L'orcetto si ruppe e l'olio si sversò a terra. La Mamma-draga allora per risposta gli mandò una sentenza che lo costringeva a sposare una donna chiamata "Bianca come neve rossa come il fuoco".

Il principino, che sapeva leggere e scrivere, annotò su un foglietto la sentenza della Mamma-draga. All'età di diciotto anni al principino fu chiesto di scegliere la sposa, ma egli si ricordò della sentenza ricevuta e per cercare la sposa prese congedo dai suoi genitori. Dopo tanti giorni passati a camminare giunse verso sera in una campagna dove in mezzo stava una grande casa e là sotto un albero si riposò. La mattina seguente vide una Mamma-draga, tanto alta e robusta da fare spaventare, che chiamava verso la casa: "Bianca come neve rossa come il fuoco buttami le treccie, che devo salire!". E poi vide una ragazza che dall'alto lasciava cadere le sue lunghissime trecce alle quali la Mamma-draga si aggrappava per potere risalire. Il principe trasalì quando capì che "Bianca come neve rossa come il fuoco" era la ragazza che stava cercando. Passò un'altra notte nascosto tra le vigne e l'indomani mattina, dopo avere visto che la Mamma-draga si allonatanava, gridava le stesse parole che quella aveva pronunciato. Da sopra scendevano le trecce e il principe si arrampicava. La ragazza , che chiameremo Bianca da ora fino alla fine del cunto, aveva creduto che a chiamarla fosse quella che credeva fosse sua madre, cioè la Mamma-draga (la presunta maternità di Mamma-draga è una precisazione della novellatrice Rosa Brusca, che così facendo evidenzia che la cosa poteva non essere vera).

Non appena il principe si appalesa a Bianca , quello per rassicurarla la chiama sorella( ma questa chiamata può essere un residuo dell'antichissimo racconto in cui le ragazze nella "grande casa" erano chiamate sorelle-vedi "Le radici dei racconti di fate" di Vladimir Propp) e le racconta della sentenza che ha ricevuto quand'era piccolo. Bianca lo rifocilla e lo mette in guardia dalla madre cannibale facendolo nascondere, ma già è presa d'amore per il principe. Infatti quando torna la Mamma-draga, dopo averla servita e ubriacata con vino sincero, le chiede solo per una questione di curiosità come potrebbe fare a scappare da quella casa in un caso, senza mai Dio, di forza maggiore, di terremoto.

La Mamma-draga, in preda al vino, le dice la verità. Deve incantare tutti i sette oggetti di casa in maniera che rispondano al suo richiamo di gettare giù le trecce. Poi deve prendere i sette gomitoli di fili conservati. Non trovando questi gomitoli, le dice la Mamma-draga "io capirò che sei andata via e comincerò a inseguirti perchè tu devi stare con me, almeno sette anni, il perchè di ciò non posso svelartelo, cosa segreta è. Allora devi lanciare un gomitolo di fili per volta, fino al settimo, e se non ti avrò riacciuffato prima, sarai libera".

L'indomani Bianca cerca e trova i sette gomitoli di fili, poi alla sedia, al canterano, al tavolo, al letto, alla credenza e agli altri mobili di casa fa la fatagione imponendo di rispondere alla Mamma-draga di ritorno a casa con un "mi sto allestendo e vengo", come praticamente rispondeva lei stessa. Fatto ciò piglia i gomitoli di filo e scappa con il principe. La Mamma-draga si ritira a casa e chiama Bianca alla solita maniera . La sedia risponde per Bianca, la Mamma-draga aspetta e intanto gli ziti correvano e guadagnavano terreno. Così altre sei volte la Mamma-draga chiama Bianca e a turno rispondono i mobili fatati. L'ottava volta non risponde nessuno e la Mamma-draga s'insospettisce, piglia una scala e sale a casa. Non trova i gomitoli di fili ed esclama: "Tridimento ci fu! Tradimento ci fu! Ma se l'acchiappo me ne bevo il sangue!" E cominciò a inseguirli guidata dal suo odorato. E stava per raggiungerli. Bianca da lontano l'aveva scorta e, prima che si avvicinasse troppo e incorresse nel suo sguardo che faceva diventare di pietra, lancia il primo gomitolo di fili e si forma un'alta montagna che pone gli ziti fuori della vista della Mamma-draga. Ma quest'ultima, infaticabile, sta per raggiungerli di nuovo. Bianca lancia il secondo gomitolo e ne viene fuori un grande fiume, ma la Mamma-draga non si da per vinta e a nuoto supera il fiume; di nuovo Bianca getta un altro gomitolo e ne esce fuori un lago grandissimo circolare pieno di vipere con una isoletta al centro, dove la Mamma-draga si trova relegata. La Mamma-draga non si arrende e affronta anche le vipere e raggiunge la riva a nuoto. Bianca lancia altri fili, nascono altri ostacoli insormontabili, ma la Mamma-draga li supera. Al settimo gomitolo lanciato viene fuori una pianura molto estesa da cui affioravano, come piante fitte fitte, rasoi e punte di coltello. La Mamma-draga sempre a inseguire, ma stavolta il suo corpo diventa tutta una ferita che sanguina. La Mamma-draga tenta l'inseguimento, ma le viene meno il fiato e il cuore: e prima di dare l'ultimo respiro getta una sentenza per la quale il principe si dimenticherà di Bianca appena sarà baciato dalla regina-madre.
Il principe, poichè Bianca è male e poco vestita, la lascia in un paese vicino al palazzo reale, col proposito di ritornare a riprenderla e condurla con sè dopo averle fornito un vestiario adeguato. Rientrando a casa il re e la regina si rallegrano e la regina vuole baciarlo. Ma il principe non si lascia baciare adducendo come motivo il fatto che ha fatto un voto. La regina non si rassegna e durante la notte va a trovare il figlio che dorme in camera sua e lo bacia nel sonno. L'indomani il principe non ricordava più Bianca e tutta la vicenda che aveva passato per trovarla.
Intanto Bianca, rimasta sola e spaesata, incontra una vecchia che la ospita a casa sua. Bianca con le sue mani fatate costruisce dei bellissimi oggetti, oggetti che la vecchia porta al mercato e vende. E così le due donne sbarcano il lunario. Un giorno Bianca chiede alla vecchia delle pezze di stoffa, rimanenze di manifattura di abiti. La vecchia glieli trova al palazzo reale. Bianca con quelle pezze fa due graziosi vestitini per i colombi, uno maschio uno femmina, che la vecchia teneva in casa. La picciotta, Bianca, parla alle orecchie di questi colombi e gli dice di considerarsi uno, il maschio, il reuzzo, l'altra, la femmina, Bianca, e di andare a raccontare le loro vicissitudini a palazzo reale nella sala della mensa dove stanno re,regina e reuzzo. I colombi vanno a palazzo reale ed entrano nella sala dove stavano per desinare i reali. E stando in aria sospesi cominciano, ammiratissimi dai presenti, a intrecciare un dialogo emettendo voci simili a quelle umane. Inizia la colomba:

"Ti ricordi, tu non eri ancora nato, tuo padre promise una fontana d'olio e una fontana di vino affinchè tu nascessi."
Rispondeva il colombo: "Si, certo mi ricordo." - E la colomba: "Ti ricordi quella vecchia mamma-draga cui hai rotto l'orcio con l'olio."
Il colombo:"Si, mi ricordo." - E la colomba: "Ti ricordi la sentenza che ti diede quella vecchia, che non ti saresti sposato se non trovavi Bianca-comu-nivi-russa-comu-focu?» - "Si, vero fu." rispondeva il colombo.

La colomba ricordò al colombo altri episodi salienti della sua vita e infine: "Ti ricordi quando ti inseguiva la Mamma-draga, allora quando ti mandò una sentenza, che se tua madre ti avesse baciato ti saresti scordato di Bianca-comu-nivi-russa-comu-focu?»

A questo punto il reuzzo si ricordò di ciò che gli era successo e di Bianca. I colombi fecero una riverenza e volarono via. Il reuzzo ordinò alla servitù di seguirli e vedere dove si posavano. I servi si accorsero che si erano fermati sul tetto di una casetta di campagna. Il reuzzo si precipitò in quella casa e riconobbe Bianca-comu-nivi-russa-comu-focu e subito l'abbracciò chiamandola ancora una volta "sorella". Poi la fece rivestire e acconciare in modo adeguato e la presento alla regina madre. Quest'ultima rimase ammirata della sua bellezza e tosto si fecero i preparativi per le nozze; dopo pochi giorni il reuzzo e Bianca-comu-nivi-russa-comu-focu si sposarono.

Considerazioni di tipo diacronico-culturale sulla fiaba.

Questo racconto ha ben poco in comune con "Raperonzolo" dei F.lli Grimm, se non per la lunghezza dei capelli dell'eroina, segno probabile della sua lunga reclusione iniziatica, e per il fatto che una maga si aggrappi a quei capelli per salire sù. Il racconto siciliano e il cunto "La colomba"(Pentamerone di G. Basile giornata II, cunto 7°), molto simile(probabilmente ci sono altri racconti simili, ma non certo quelli del tipo Petrosinella), partono dal pronostico di un matrimonio contro le regole claniche(il fatto che il reuzzo chiami "sorella" la figlia della Mamma-draga ne è un residuo), e poi si sviluppano secondo uno schema mitico agrario(mistificato dai narratori perchè non più compreso) in cui la "terra", paragonata alla donna, riacquista la fertilità dopo sette anni di abbandono. La vecchia, la madre e la fanciulla sono gli aspetti molteplici di una stessa dea, una dea delle messi e della magia connessa alle erbe che guariscono mali fisici, alle erbe utili per la fertilità della terra, come le leguminose. Non è un caso che nel racconto del Pentamerone il giovanotto Nardaniello rompe, lanciando una pietra, il vaso con i fagioli che una vecchia aveva preparato come desinare.



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