COME NASCE LO ZOMBI NEL SUD DEL MONDO E NEL CULTO VODU DI HAITI



Mondo divino e mitologia del Vodu

I Loa

Sopra un dipinto che rappresenta Legba.

Si chiamano "Loa" (ma anche I misteri, i Santi, gli Angeli nel nord Haiti) e sono gli dei, gli spiriti, i personaggi soprannaturali che si manifestano eminentemente nell'invasare una persona e nel farla divenire loro "cavallo", secondo la tipica terminologia sciamanica delle aree africane(vedi soprattutto l'area etiopica col culto degli "zar"). Il pantheon dei loa non è fissato in un tempo mitico, ma presente nelle esperienze di possessione risulta in continua espansione, si arricchisce di nuovi spiriti e dei che si originano via via da nuove esperienze oniriche ed estatiche personali. Così avviene che ai loa maggiori, consacrati dalla tradizione, se ne aggiungono altri imposti dai gruppi cultuali. Secondo i rilievi di A. Metraux, avviene pure che "spiriti" di particolari famiglie assumano importanza regionale o nazionale. E ci sono loa pure obliterati per cui non esiste un loro elenco accettato da tutti i gruppi e in tutte le regioni.
In linea di massima si distinguono i loa rada dai loa petro. I primi riflettono la pura tradizione africana, sono benevoli, paterni, corrispondono grosso modo alla tipologia degli dei olimpici, nella religione greca, e quindi hanno una numinosità ordinatrice del cosmo. I secondi derivano il nome da un personaggio storico, Don Pedro, un negro spagnolo di nascita, che secondo una notizia citata da Saint-Méry(altro studioso del Vodu), diffuse nel 1768 un culto di danza convulsiva-estetica, con uso di polvere da sparo. Quale che sia l'origine di questo nome e delle rappresentazioni divine connesse, nel gruppo petro sono presenti numerose divinità africane, perlopiù di origine non dahomeana, e gli spiriti aborigeni di recente acquisizione, con nome creolo. I petro corrinponderebbero ad una religiosità ctonia, carica di potenza magica, fecondatrice, rischiosa a trattarsi, violenta, collerica, detentrice delle richezze che vengono concesse a caro prezzo. Loa rada e Loa petro non sono corrispondenti duali del bene e del male, infatti anche i rada possono essere collerici punitori e del resto i petro possono essere propiziati pure efficamente. La differenza principale sta nel fatto che i Loa rada hanno preminenza nel culto, mentre ci si rivolge ai petro solo dopo che le pratiche rituali rivolte alle prime si sono dimostrate vane. Ecco che allora entrano in scena i praticanti di stregoneria e tutti coloro che si mostrano predisposti ad un contatto con gli aspetti tremendi del numinoso.
Nella vita cultuale la distinzione fra i due gruppi è immediatamente palese, nel senso che i riti comportano specifiche varianti e che ogni gruppo ha danze, tamburi, canti, musiche, litanie proprie. In una successiva eleborazione teologica i loa si presentano suddivisi in sottogruppi che portano il nome delle varie nazioni(nanchon) africane cui risalgono.
Di seguito alcune delle figure divine che hanno maggiore importanza cultuale e più larga diffusione.


Legba

Legba è il dio procreatore e fecondatore itifallico del Dahomey, "apre le barriere", nel senso che costituisce il tramite di comunicazione fra il mondo umano e il mondo divino. Gli dei possono 'scendere' e manifestarsi soltanto perché egli lo permette. Ha, pertanto, le 'chiavi' e in tale finzione è identificato con san Pietro. E' "Signore delle abitazioni" perché protegge le case e le palizzate che le circondano. Come dio dei crocevia, presiede a tutti i punti in cui le strade si incontrano, luoghi preferiti dagli spiriti. E' anche signore della magia e degli incantesimi. E' rappresentato come un vecchietto con un sacco sulle spalle, lento a muoversi, con una gruccia, zoppicante, ma carico di un potere terribile che si manifesta nei parossismi delle crisi delle persone che egli invasa. M. Deren(studioso del voduismo) ne dà una interpretazione cosmico-solare: sarebbe essenzialmente il sole che ogni anno cala dallo zenith(simbologia del vecchio zoppicante) e scende verso il mondo sotterraneo.


Loa del mare e delle acque


Agwé o Agwé-taroyo è il dio del mare, che ha potere su tutta la fauna e la flora marina, sulle navi, sui marinai. E' invocato come 'Conchiglia del mare', anguilla, Girino dello stagno. Ha per emblemi barche in miniatura, remi dipinti in blu o in verde, conchiglie madreperlacee, piccoli pesci di metallo. Suo colore simbolico è il bianco, suo attributo, di probabile provenienza classica, il tridente. E' rappresentato come un mulatto, con pelle bianca ed occhi verdi, in uniforme di ufficiale navale. Protegge i viaggiatori per mare ed è identificato con il cattolico sant'Ulrico, poiché tiene un pesce nelle mani. Al loa del mare sono dedicate grandi feste da parte delle 'società', 'parrocchie' o 'compagnie' dei fedeli, nel corso delle quali si abbandonano al mare offerte su una barca quadrata(di circa un piede di profondità e di sei piedi quadrati). Nella cerimonia, sulla riva del mare, si verificano fenomeni di invasamento, nel quale il loa si impossessa dei suoi fedeli.
La Sirena e la Balena sono due divinità marine con caratteri analoghi, oggetto del medesimo culto e degli stessi rituali. La Balena è considerata madre della Sirena o marito di lei. La Sirena è pure rappresentata come sposa di Agwé.


Damballah-wedo e Simbi


Damballah-wedo è il dio serpente del Dahomey. La sua sposa è Aida-wedo e ambedue sono rappresentati da una coppia di serpenti e dall'arcobaleno. E' signore degli alberi in quanto i serpenti tendono ad arrampicarsi sugli alberi. Come divinità acquatica dimora sui corsi d'acqua e nei pantani. E' associato al colore bianco; il suo metallo è l'argento; bianchi devono essere il cibo e le bevande che gli si offrono. I due dei costituiscono la forma emblematica dell'unione sessuale, che dà origine al mondo, all'uovo cosmico, e perciò ad essi si offre l'uovo. Le persone invasate dal dio mettono fuori la lingua a punta, agitandola come quella dei serpenti; strisciano sul suolo con movimenti sinuosi; si arrampicano sugli alberi; si esprimono sibilando. Il dio parla, pertanto, un linguaggio incomprensibile agli uomini e nasconde, in esso, la sua infinita sapienza.
Dèi acquatici sono anche i Simbi, figure intermedie fra pesci e serpenti che possono invasare le donne, costringendole a invocare continuamente l'acqua e a muovere la bocca come quella dei pesci. Sono guardiani delle acque, delle sorgenti, delle paludi e solitamente diventano oggetto di culti che sono tenuti presso le sorgenti. I bambini che vanno a prendere acqua alle sorgenti, corrono il rischio di essere rapiti dal Simbi, che li restituisce alla luce, dopo anni e avendo loro concesso il dono della chiaroveggenza. Daren vede in quest'ultime figure caratteri di ambivalenza, intermedio tra rada e petro, loa di crocevia e loa delle acque.


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Bibliografia: Alfonso di Nola, Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi.
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