I cani del dio Adrano, la fiaba di Patri-drau che abita nel sottosuolo, il mito di Tifone, il giudizio divino secondo i Siculi, il 13.mo mese.

Del dio Adrano dei Siculi non esiste alcuna narrazione illustre, nessun racconto proveniente dagli storici che l'hanno ricordato. Ma se non è stato raccontato alcun mito, alcun racconto, non vuol dire che non ci sia mai stato. Pertanto ho cercato di scovarlo in qualche racconto popolare siciliano. Racconti popolari e fiabe risalgono a tempi lontanissimi. J.V. Propp fa risalire alcune fiabe alle culture dei popoli cacciatori-raccoglitori che praticavano le iniziazioni tribali e altri tipi di iniziazione, come quelli di passaggio, per sciamani, del sogno, alle società segrete ecc.ecc.

Necropoli di Pantalica in provincia di Ragusa


Il giudizio divino e i Siculi


I laghetti di origine vulcanica Naftia in Sicilia nel 1935. Si ritiene che il culto dei Palici presso i Siculi fosse pure connesso a questi fenomeni vulcanici.

Mentre i Greci scorgevano nell’Etna qualcosa di abnorme che doveva essere scongiurata facendo derivare la sua attività da una azione punitiva di Zeus contro la parte selvaggia della natura, i Siculi, probabilmente, vedevano nell’Etna una manifestazione di potenza degna di adorazione e nel contempo molto temibile. La grande montagna era il centro del mondo, la montagna colossale che collegava il mondo infero al cielo. Per i Greci il vulcano mandava strali agli dei celesti, quindi nella migliore delle ipotesi era Efesto, il ribelle che aveva immobilizzato per lungo tempo la madre Hera(associazione con Crono e Urano?). Probabilmente per i Siculi l’Etna era giusto perchè la sua forza distruttrice si sarebbe diretta verso coloro che non erano degni di vivere. Per i Siculi il vulcano puniva chi era colpevole secondo il giudizio divino. E così i cani del tempio attaccavano i ladri.
A questo proposito la notizia giuntaci sui Siculi da Diodoro Siculo(Biblioteca V,6,3-4) è interessante. Egli riporta che le aree lasciate libere dai Sicani a seguito di una eruzione dell'Etna furono occupate dai Siculi provenienti dall'Italia e che dopo una serie di conflitti con i Sicani si giunse alla stipulazione di trattati che definivano le frontiere dei reciproci territori. Quindi Diodoro Siculo pone l'attenzione sull'interesse dei Siculi a legalizzare in qualche maniera, anche se con giudizio divino, le proprie attività. E questo interesse traspare sia nella tradizione dei cani che discernevano i ladri nel tempio di Adrano, sia nel racconto di Patri-drau. Si potrebbe suggerire che la loro discesa sui suoli dell'Etna abbandonata parve ai Siculi come una manifestazione del giudizio divino. I Sicani si allontanarono dalla montagna vulcanica, loro si avvicinarono. Si può dire, a questo punto, che il il primo trattato di retorica(nella cultura greca) dei siciliani Tisia e Corace, composto nel V sec. a C. prima ancora che ne componesse un'altro il greco Gorgia, fu un'opera in cui confluivano innanzi tutto la cultura greca oratoria, ma anche la richiesta interna dei siculi-siciliani di avere una risposta a tanti loro problemi legali che accendevano litigi a non finire.Il carattere litigioso dei siciliani lo notò pure Cicerone.
Altro giudizio divino dell’ordalia lo si trova nel culto siculo di una coppia di divinità chiamate Palici, divinità ctonie collegate a due piccoli laghi che emettevano vapori sulfurei nelle vicinanze di Palagonia. Nel santuario si esercitavano il giuramento ordalico, l’oracolo e l’asilo. Il giuramento avveniva attorno alle cavità da cui sgorgavano getti d’acqua. Ivi si poteva stabilire un contatto con la divinità a condizione che il chiamato in giudizio rispettasse un rituale. Il giurante si avvicinava alle cavità e pronunciava la formula del giuramento, iscritta su una tavoletta, che veniva gettata in acqua; se questa non galleggiava l’uomo veniva ritenuto spergiuro e punito con la morte o la cecità(Emanuele Ciaceri, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Brancato, 2004). Molto probabilmente nell’acqua salmastra le tavolette restavano sempre a galla. I Palici erano ritenuti figli, figliolanza del dio Adrano.


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