Arare la terra e aspettare il raccolto non era il massimo per i Germani


Il divino cavallo ad otto zampe Sleipni

Il divino cavallo ad otto zampe Sleipnir, il cavallo volante di Odino, con le rune incise sui denti, generato da Loki trasformatosi in puledra e montato erroneamente dallo stallone Svaðilfœri. Probabilmente Loki deriva da una divinità più antica.

Per gli ebrei l'essere deformi, nani era il segno della maledizione divina e dell'impurità. "Il Signore disse ancora a Mosè: «Parla ad Aronne e digli: Nelle generazioni future nessun uomo della tua stirpe, che abbia qualche deformità, potrà accostarsi ad offrire il pane del suo Dio; perché nessun uomo che abbia qualche deformità potrà accostarsi: né il cieco, né lo zoppo, né chi abbia il viso deforme per difetto o per eccesso, né chi abbia una frattura al piede o alla mano, né un gobbo, né un nano, né chi abbia una macchia nell'occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia eunuco. Nessun uomo della stirpe del sacerdote Aronne, con qualche deformità, si accosterà ad offrire i sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore."(Levitico, 21).
Ci si chiede se coloro che narrarono, cantarono le gesta degli dei germano-scandinavi conoscessero il racconto biblico.


I Nani come i fabbri di un tempo primordiale


La storia del nano Alvis, che ha molto in comune col mito di Efesto che chiede in moglie Afrodite, indica la non ammissibilità dei 'nani' fra gli dei principali e probabilmente, per via parallela, la non ammissibilità alle classi guerriere e dominanti di coloro che non erano iniziati, di coloro che non facevano parte della tribù. Quello che accade a Efesto, accade ai 'nani' della mitologia nordica perchè i 'fabbri' nelle tradizioni più antiche, ma fino a poco tempo fà in alcune società africane, per la loro forza eversiva nei confronti della visione religiosa dominante, tipicamente conservatrice, sono stati quasi sempre tenuti ai margini delle società, costituendo spesso una casta chiusa con matrimoni endogamici. Molto spesso i fabbri , nelle culture africane, sono addetti, per la loro specifica attività ritenuta semi-magica e 'trasforma metalli', ad eseguire le operazioni di circoncisione nelle iniziazioni maschili, mentre le loro mogli procedono all'escissione del clitoride nelle iniziazioni femminili: quindi presiedono ai riti 'trasforma iniziati'.
I ' nani' nella mitologia norrena, oltre che spiritelli che ogni tanto si materializzano, possono essere il ricordo, il relitto culturale di quei gruppi di famiglie di fabbri, ghettizzati e ai margini della società(anche per gelosia del proprio mestiere), che erano abbarbicati alle proprie tradizioni, che si sposavano tra di loro, quindi 'nani' spiritualmente nei confronti delle tribù o dei clan dominanti: quest'ultimi invece proclamavano la loro superiorità facendo derivare la loro origine da esseri celesti, da esseri superiori. L'origine di questi fabbri nani mitici potrebbe non essere nel folclore germanico, dove stanno sicuramente gli spiriti nani: probabilmente i nani fabbri trovarono diffusione nel territorio dei Germani insieme alle divinità Asi e Vani. E non è un caso che Snorri indica l'antica Troia come loro sede originaria. Nelle vicinanze di Troia ci sono le isole di Samotracia e di Lemno dove nell'antichità divinità, cosidette rispettivamente 'Cabiri' ed 'Efesti' (nani e nel contempo Grandi dei), famosi come fabbri, avevano dei riti misterici.
I fabbri mitici erano ben visti dai potenti cui fornivano le armi, ma risultavano odiosi ai sacerdoti per l'ostentazione delle loro abilità, che andava oltre la miscredenza. Ed erano invisi anche alle classi più umili. Probabilmente la spiegazione di un simile atteggiamento nei confronti dei fabbri sta anche nel fatto che le loro fucine consumavano tantissima legna per fondere i metalli. Per cui è potuto succedere che la legna da ardere, da qualche parte, sia venuta a mancare, addirittura che boschi interi siano stati distrutti e che quindi sia mancata la legna da ardere per il riscaldamento per i poveri che non la potevano pagare e che di solito l'andavano a reperire nel bosco. Del resto le classi umili raramente detenevano arnesi di metallo, fintanto che l'aratro fu costruito con il legno. L'unico arnese di metallo che dovevano possedere era la falce. Per cui i contadini non erano di casa coi fabbri.
Nei miti nordici i 'nani' fabbricano volentieri le armi per le divinità che le usano al fine di sconfiggere i 'giganti' incontrollabili. E possono essere paragonati ai 'Ciclopi' dei Greci. Queste semi-divinità del pantheon greco erano considerate fortemente eversive per via del loro valore tecnicologico-magico, spesso lavoratori nelle fucine di Efesto, vicini alla religione della 'Grande Madre'. Ma anche loro si allearono con Zeus e gli donarono il fulmine per sconfiggere i Titani.
A questo punto sorge un problema e un interrogativo. Ma nella mitologia nordica sono pur presenti i fabbri. Quale può essere il loro ruolo, che tipo di rapporto hanno con le divinità, con le classi dominanti?
Esiste nella mitologia nordica un fabbro maledetto. Si chiamava Weland ed era zoppo, ma non dalla nascita. Per evitarne la fuga(il re non voleva fare a meno delle sue abilità, come Minosse nei confronti di Dedalo), Nidud, il re di Svezia, gli fa tagliare i tendini della gamba rendendolo zoppo. Il fabbro, in questo stato di zoppia, si vendica uccidendo i due figli del re. Coi loro crani fa delle coppe che offre al re, gioielli con i loro occhi, che offre alla regina, e una spilla con i loro denti, che offre alla loro figlia. Poi seduce la ragazza mettendola incinta, infine fugge grazie a delle ali che riesce a costruirsi(Weland è il Dedalo nordico). In un'altra saga è il fratello di Slagfidur ed Egil. I tre fratelli scoprirono le Valchirie, principesse cigno, che stavano facendo un bagno in un corso d'acqua. Per fare questo, le tre valchirie, Œlrun, Alvit e Svanhvit, avevano tolto i loro vestiti da cigno. I tre fratelli nascosero questi vestiti, impedendo alle principesse di fuggire e volare via e così le poterono sposare. Pochi anni dopo, le tre principesse ritrovarono i loro costumi di cigno e scomparvero. I due fratelli di Weland partirono alla loro ricerca, mentre lui desistette e rimase. In un'altra saga sposa la Donna-cigno Hervör ed ha un figlio con lei, di nome Heime, ma dopo 7 anni si lasciano.
Chiaramente il comportamento di Weland è negativo. La classe dominante vorrebbe averlo sempre a sua disposizione, ma Weland vuole la sua libertà, e sfugge ai legami che gli impongono i governanti. Per analogia nelle saghe(opera dei dotti o opera del popolo?)sfugge anche ai legami con le donne, al matrimonio. Sono da ravvisare in Weland quelle confraternite di fabbri esistenti nell'alto medioevo e anche prima( presso i Romani si chiamavano 'collegia'). Confraternite organizzate per motivi di lavoro che rivendicavano una certa autonomia. Ovviamente le classi al potere fecero di tutto per denigrare i fabbri e trovarono appoggio nel clero, nel clero non solo cristiano. Rouche(Private life conquers state and society in A History of Private Life vol I, a cura di Paul Veyne, p.432) riporta che le confraternite di artigiani del IX secolo (che in seguito divennero gilde), furono denunciate dal clero cristiano per i loro patti di reciproco sostegno, formulati in banchetti annuali che si tenevano il 26 dicembre, 'giorno di festa del dio pagano Jul', in cui venivano evocati demoni e spiriti dei morti. In altra pagina riportiamo come questa festa di Jul fosse un ritorno al caos, un mondo alla rovescia con sospensione della norma: quindi è probabile che la festa di Jul fosse marginale, anche se molto popolare, nella religione ufficiale degli Asi, e relatiavamente vicina alle divinità dei Vani, divinità connesse anche alla terra.
C'era una tradizione negativa di antichissima data sui fabbri e sugli artigiani. Non solo proveniente dai racconti popolari e dalle società cosidette primitive, ma anche dai popoli dei Germani al tempo dei Romani. Il lavoro presso gli antichi popoli germani era nettamente sottovalutato rispetto al valore del guerriero. I giovani delle famiglie nobili dei Germani preferivano, a rischio della propria vita, darsi alle scorrerie, depredare, piuttosto che lavorare la terra col sudore della fronte e aspettarne i frutti (Tacito, Germania 14). Coloro che si guadagnavano da vivere con un mestiere presso gli antichi popoli dei Germani probabilmente non avevano nemmeno il necessario per rendersi accettabili esteticamente. Presso i Catti(popolazione dei Germani) i giovani guerrieri avevano un uso particolare: non si tagliavano i capelli e non si radevano la barba se non dopo aver ucciso in battaglia un nemico, per cui i guerrieri imbelli rischiavano di rimanere incolti e quindi brutti (Tacito, op.c.31).
I mitografi, i sistematori della religione degli Asi e dei Vani, fra l'altro, avevano ordinato le classi sociali attraverso la discendenza di una divinità Asi, 'primo dio' e guardiano di Asgard(l'Olimpo degli Asi), Heimdall . Il 'primo dio' e anche il 'dio struttura' che divide la società in classi ben distinte è Heimdall, il progenitore delle stirpi degli uomini e delle classi sociali. Narra infatti una storia che un giorno scese nel Midgard con il nome di Rig (che significa “re”), e da una bisnonna generò un bambino deforme ma forte (allegoria degli schiavi). Da una nonna(sia in questa che nella prima unione il dio, probabilmente, rappresenta i giovani nel periodo di iniziazione, della non maturità e probabilmente c'è una velata misogenia nei confronti delle donne non più giovani, ma ancora in grado di procreare) generò un ragazzo sveglio e astuto (i liberi artigiani) e da una moglie bella e giovane generò un ragazzo di nome Karl, che all’età di nove anni fu visitato da Heimdall che gli rivelò di essere suo padre. Il dio insegnò a Karl tutto quello che sapeva e il ragazzo divenne forte e si creò un regno, nel quale era conosciuto come Jarlar (dallo svedese jarl, capo). Il figlio di Karl, Hersir, divenne il simbolo della forza e della nobiltà nel mondo degli uomini.
E proprio Heimdall, il 'dio bianco', che nel Ragnarok, cioè la fine di un grande ciclo, affronta e uccide in combattimento Loki, il 'dio oscuro', un dio prossimo ai giganti.
Quindi gli artigiani, i fabbri sono umani, non sono infimi, non sono gli ultimi, ma non sono affidabili. Meglio affidarsi a personaggi irreali, ma magici. Ed ecco che i mitografi attinsero dalle storie popolari queste figure di omini. Si rivolsero alle fiabe e vi trovarono i nani risolutori. Nani che spesso erano le sopravvivenze delle figure di iniziati particolari come i sacerdoti-sciamani(vedi Pollicino che ha tratti di briccone, ma che infine rappresenta lo spirito della terra), oppure espressione degli iniziatori(vedi Tremotino, iniziatore come i fabbri africani), oppure di addetti al culto della divinità sotterranea(vedi Lo gnomo, fiaba n.9, oppure i nani di Biancaneve). Già sin dall'era paleolitica, quando l'uomo riuscì a comporre, a creare piccole statuette con tratti che si avvicinavano a quelli umani, sia i loro artefici, sia gli stessi manufatti furono riguardati con meraviglia mista a sgomento nel timore che quelle forme di materiale inerte prendessero vita da un momento all'altro. Quelle statuette furono i primi 'idoli' che gli uomini adorarono. L'esperienza del fuoco che da piccolo può diventare enorme e distruggere le foreste fece il resto. Quando poi si scoprirono le proprietà dei metalli e si comprese che, come per magia, il fuoco, poteva trasformarli, tutti coloro che operarono in questo settore furono considerati dei maghi, da temere e da cui stare alla larga, collegati con forze sovrumane. Erano 'giganti' per la carica eversiva, ma 'nani'(in altri contesti visti come deformi), soprattutto, dal punto di vista sociale e spirituale perchè lontani dal credo dominante.


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