Il mito di Perseo e della Gorgone Medusa


Perseo e Medusa - Dal Tempio C di Selinunte, Sec. VI a.C., Museo archeologico regionale di Palermo

La tragica storia di re Acriso, che regnava ad Argo, ebbe inizio quando si recò a Delfi per consultare l'oracolo perchè, non riuscendo ad avere figli maschi, era preoccupato per la sorte del suo regno non sapendo a chi dover lasciare i suoi possedimenti. L'oracolo gli predisse che non solo non avrebbe avuto figli maschi ma che un giorno sarebbe morto per mano di suo nipote, il futuro figlio di sua figlia Danae.
Il re, terrorizzato dalla profezia, fece rinchiudere la figlia insieme alla nutrice in una stanza sotterranea di bronzo, costruita apposta. Danae fu come sepolta nell'oscurità, esclusa dalla luce affinchè non avesse figli.
Ma Zeus che dall’alto dell’Olimpo seguiva le vicende dei mortali, impietosito dalla sorte toccata alla giovane fanciulla ed invaghitosi di lei, entrò nella sua cella sotto forma di pioggia di gocce d’oro. Danae raccolse la pioggia nella sua veste e da essa uscì il signore del cielo. La tomba divenne camera nuziale e nacque un figlio di Zeus: Perseo. Danae con l'aiuto della nutrice allevò il figlio in segreto. Ma il bimbo talora giocava con la palla e gioiva. Acrisio sente provenire dal profondo la voce del bimbo e scopre tutto. Condannò a morte la nutrice perchè gli aveva nascosto il nuovo evento e nel cortile del palazzo, dove c'era un altare dedicato a Zeus, obbligò la figlia a confessare chi fosse il padre del bimbo. "Zeus" fu la risposta. Ma la donna non fu creduta. Acrisio fece rinchiudere il figlio e la madre in una cassa, un'arca suggellata, che fece mettere in mare. Così i due, destinati a morire, vagarono sui flutti. Il poeta greco Simonide, immaginando Danae impaurita per la furia del vento e il mare mosso, mentre abbraccia affettuosamente il figlio, le guance umide di lacrime, le fa pronunciare una devota preghiera a Zeus:

O figlio
quale pena soffro! Il tuo cuore non sa;
e profondamente tu dormi
così raccolto in questa notte senza luce di cielo,
nel buio del legno serrato da chiodi di rame.
E l'onda lunga dell'acqua che passa
sul tuo capo, non odi: nè il rombo
dell'aria - nella rossa
vestina di lana, giaci; reclinato
al sonno il tuo bel viso.
Se tu sapessi quello che è da temere,
il tuo piccolo orecchio sveglieresti alla mia voce.
Ma io prego; tu riposa, o figlio, e quiete
abbia il mare; e il male senza fine,
riposi; un mutamento
avvenga ad un tuo gesto, Zeus padre;
e qualumque parola temeraria
io urli, perdonami:
la ragione m'abbandona.
(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

La sorte di Danae e di suo figlio sarebbe stata sicuramente segnata se Zeus non avesse sospinto la cassa verso le rive dell’isola di Serifo, nelle Cicladi, dove il pescatore Dictis(l'uomo della rete) la trasse con una rete e una volta aperta, si accorse che la donna ed il bambino erano ancora vivi. Danae gli raccontò la sua vicenda e Dictis le credette e la portò col figlio nella sua umile casa e più tardi rivelò la loro presenza e la loro origine al fratello, re dell'isola, Polidette(colui che accoglie molti, personaggio infero).
Passarono gli anni e Perseo, circondato dall’amore della madre, cresceva forte e valoroso. Danae era diventata oggetto dei desideri del re Polidette che cercava di possederla, la concupiva, ma lei si rifiutava, e c'era il figlio a difenderla. Polidette, in occasione del suo matrimonio con Ippodamia(Signora dei cavalli), figlia di Pelope, chiese agli invitati di fargli come dono nuziale un cavallo a testa. Anche Perseo fu invitato. Polidette sapeva che Perseo non avrebbe potuto fargli mai un dono simile. Ma pregustava che non potendo rispondere all'invito col dono richiesto ne avrebbe avuto scorno e se ne sarebbe andato dall'isola, lasciandogli via libera per la conquista di Danae. Perseo, un semplice pescatore, imprudentemente per stizza sparò che gli avrebbe procurato la testa della Gorgone, una iperbole e una stilettata nel contempo. Perseo si aspettava che Polidette rifiutasse, era risaputo che chi guardava quella faccia rimaneva di pietra. Invece Polidette, per il suo scopo malsano, lo prese in parola e gli chiese di portargli la testa della Gorgona Medusa, sicuro che morisse nell'impresa in quanto mai nessun mortale era riuscito in una simile avventura. Senza Perseo, la madre Danae avrebbe ceduto ai suoi desideri, questo ordiva.
Ma torniamo a Perseo.L’impresa che stava per affrontare non era facile e sicuramente non sarebbe riuscito a superarla se Athena ed Ermes non fossero accorsi in suo aiuto. La prima gli donò uno scudo lucente e ben levigato, attraverso il quale guardare riflessa la Gorgona ed evitare così di essere pietrificato dallo sguardo; il secondo una spada falcata con cui decapitarla.
Tali armi non erano però ancora sufficienti per riuscire nell’impresa, così i due dei gli suggerirono di farsi donare dalle Naiadi, ninfe delle acque sorgive, i calzari alati per volare veloce nel regno di Medusa, la cappa che rendeva invisibile chi la portasse ed una sacca, la kibisis, nella quale riporre la testa di Medusa, una volta tagliata.
Forse furono Athena o Ermes ad accompagnare Perseo nell'antro-grotta delle Naiadi. Le Ninfe aderirono alla richiesta di Perseo. Ma non conoscevano dove dimorassero le tre Gorgoni, nè Ermes, nè Athena ne erano a conoscenza, e pertanto suggerirono a Perseo di recarsi presso le tre Graie perchè quest'ultime lo sapevano, perchè erano le più anziane divinità insieme con le Moire.
Erano queste, sorelle delle Gorgoni, ed erano belle di viso, ma con i capelli bianchi. Avevano il corpo di cigno e possedevano insieme un solo dente ed un unico occhio che si scambiavano vicendevolmente per mangiare e vedere. Perseo, arrivato nella loro dimora, al di dell'oceano presso il giardino delle Esperidi, si nascose e attese che una di loro si togliesse l’occhio dalla fronte per passarlo ad una sorella e glielo rubò con mano lesta nell'istante del passaggio, rifiutandosi di restituirlo se prima non gli avessero indicato la via per raggiungere le Gorgoni.
All’intimazione le tre sorelle, terrorizzate dall’idea di restare cieche obbedirono, e così Perseo poté raggiungere le Gorgoni che abitavano in una caverna non molto distante. Equipaggiato della kibisis, dei calzari alati e della cappa che rende invisibili Perseo entrò nella caverna dove dimoravano le tre Gorgoni (Steno, Euriale e Medusa) che trovò addormentate. Forte dei consigli di Ermes e d’Athena si avvicinò a Medusa, nel paesaggio desolato di uomini e animali che il suo sguardo aveva pietrificato, camminando all’indietro e guardandola riflessa nello scudo lucente. Non appena le fu vicino vibrò il colpo mortale che tagliò di netto la testa.Presa la testa la ripose immediatamente nella kibisis mentre dal collo della Gorgone Medusa nascevano Crisaore(guerriero dalla spada d'oro) e Pegaso il cavallo alato che divenne il suo fedele compagno da quel momento: perchè Perseo lo inforcò per sfuggire alla furia delle altre due Gorgoni che si erano svegliate.
Le sorelle di Medusa cercarono in tutti i modi di inseguirlo ma grazie alla cappa che lo rendeva invisibile e al magico Pegaso, riuscì a sfuggire, volando via veloce come il pensiero da quell’isola tetra e nefasta.
Volando al sud sopra le terre degli Etiopi Perseo intravide una bellissima giovane fanciulla nuda incatenata ad uno scoglio. La fanciulla era Andromeda figlia del re d'Etiopia Cefeo e della sua sposa Cassiopea. La giovane donna scontava una colpa commessa dalla madre che, stimolata dalla vanità, si era dichiarata più bella delle Nereidi (ninfe del mare). Quest’ultime, capricciose e maligne, offese da tanta presunzione, avevano chiesto vendetta al loro protettore Poseidone che aveva inviato in quelle terre, dalle oscure profondità marine, un mostro che devastava tutto ciò in cui si imbatteva. Consultato l'oracolo di Ammone per sapere che cosa si potesse fare per placare l’ira delle dee, il responso fu che Cassiopea offrisse sua figlia Andromeda all’orribile creatura marina. Perseo, sdegnato da una simile sorte, si offrì di mutare il destino della fanciulla, combattendo il mostro e mettendo quindi fine alla maledizione in cambio della mano d'Andromeda. Il re Cefeo accettò l’offerta e così Perseo, salito in groppa a Pegaso, si portò alle spalle del mostro calando dal cielo come un’ombra per tentare di trafiggerlo. Più volte era sul punto di essere sopraffatto fino a quando, aperta la sacca, prese la testa di Medusa che rivolta verso il mostro lo pietrificò all’istante.Finita la lotta, mentre Perseo liberava Andromeda, delle Ninfe del mare incuriosite, rubarono un po’ del sangue che fuoriusciva dalla testa di Medusa e che a contatto dell’acqua marina si trasformava in coralli. Da quel momento i fondali marini furono deliziati dalla presenza di questi straordinari echinodermi.
Perseo, prima di lasciare il luogo della lotta innalzò tre altari, uno ad Ermes, uno ad Athena ed uno a Zeus e dopo aver fatto ciò con Andromeda, il re Cefeo, Cassiopea e tutto il popolo che aveva assistito alla lotta, si incamminò verso la reggia dove si diede subito inizio al banchetto nuziale tra Perseo e Andromeda, in un clima di grande allegria. Ma le disavventure non erano ancora finite. Infatti, fece ingresso nella sala del banchetto Fineo, fratello del re Cefeo, promesso sposo d'Andromeda. Questi, reclamava Andromeda pur avendone perso il diritto nel momento in cui aveva lasciato che la stessa andasse in sacrificio al mostro. Nella sala nuziale si scatenò una cruenta lotta. Fineo, con l’aiuto di molti alleati iniziò a combattere contro Perseo che stava per essere sopraffatto dalla moltitudine dei nemici quando, aperta la sacca magica, mostrò la testa di Medusa che ancora una volta portò la morte ai suoi nemici, pietrificandoli uno dopo l'altro.
Stanco e sconfortato da tanti lutti che aveva arrecato, Perseo e Andromeda decisero di lasciare la terra degli Etiopi per ritornare a Serifo. Il banchetto prenuziale per il quale Perseo aveva promesso di portare la testa della Gorgone non era ancora finito. I partecipanti, che avevavo portato cavalli comuni, videro Perseo attraversare l'aria coi suoi calzari alati, portando a penzoloni sulle spalle il sacco con la testa della Gorgone. Polidette non credeva che Perseo avesse mantenuto la promessa e fece riunire il popolo per accusarlo di avere ingannato. Perseo comparve davanti al popolo convocato, che pare non fosse dalla sua parte, tolse la testa dalla kibisis e la mostrò come prova al popolo riunito. Da allora Serifo divenne una delle più rocciose isole dell'arcipelago: tutti rimasero impietriti. Perseo consacrò la testa della Gorgone alla dea Athena che da allora la portò sul suo petto. Restituì calzari alati, cappa di Ades e kibisis alle ninfe. Dictis divenne il re di Serifo.
Perseo con Andromeda e Danae fecero ritorno alla loro terra natale, Argo. Colà non regnava più Acrisio: infatti temendo di venire ucciso dal nipote era andato in Tessaglia, nella fortezza di Larissa. Perseo lo seguì e si riconciliò col nonno. Acrisio stava per ritornare ad Argo, ma volle assistere alla festa della pace, durante la quale i giovani di Larissa giocavano a lanciare il disco. Perseo non potè rifiutarsi di prendervi parte. Prese il disco, come aveva fatto Apollo, e lo scagliò con lo stesso esito tragico. Il disco volò per l'aria e andò a colpire al piede il nonno Acrisio, che morì.
Scoperta la triste fine toccata al nonno, Perseo fece rientro ad Argo ma non accettò di diventare re anche se gli spettava di diritto ma cambiò il suo trono con quello di Tirinto che apparteneva al cugino Megapente che fu lieto dello scambio in quanto molto più vantaggioso per lui.
Negli anni che seguirono Perseo regnò in pace e con saggezza fino alla fine dei suoi giorni, fondando tra l’altro il regno di Micene così chiamato perchè un giorno potè dissetarsi presso un ruscello che era sgorgato miracolosamente da un fungo (mycos significa fungo).
Perseo ed Andromeda ebbero molti figli tra cui i più famosi furono Alceo che ebbe come figlio Anfitrione la cui moglie Alcmena ebbe da Zeus, il mitico Eracle; Elettrione, Stenelo e Gorgofone.
Alla morte di Perseo, la dea Athena, per onorare la sua gloria, lo trasformò in una costellazione cui pose affianco la sua amata Andromeda e la madre Cassiopea la cui vanità aveva fatto si che i due giovani si incontrassero.
*bibliografia: Kàroly Kerènyi, Gli dei e gli eroi della Grecia; Jean Pierre Vernant, La morte negli occhi *


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Perseo sconfigge la Gorgone Medusa, il 'prima' dell'esistenza, del vero esistere e di cui non bisogna tenere conto se si vogliono affrontare le difficolta' e superarle. Quando Perseo risponde stizzoso a Polidette che gli avrebbe portato la 'testa della Gorgone', cioe'la testa che impetra di una cavalla tremenda, compie 'mancanza', secondo i motivi della Morfologia di Propp. Nelle sua risposta c'e' presunzione, egli gioca con le parole quando invece dovrebbe soppesarle; c'e' del sotteso maligno accompagnato da un porsi incerto nei confronti della credenza superstiziosa della Gorgone Medusa. Ma Polidette, e' molto piu' maligno. Non solo non crede alla parola di Danae, donna consacrata a un dio, al dio dell'Olimpo, Zeus, ma insiste nella sua riottosita'alla religione dando modo di credere alla Gorgone Medusa e alla superstizione che girava su di essa. Per un maggiore approfondimento sul mito di Perseo e della Gorgone Medusa vedi: Complementarietà di miti: Perseo, la Gorgone Medusa e le Danaidi


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