Le zampate di micio Bavaglino



17 Dicembre 2016

Renzi a casa, soprattutto i giovani e il sud bocciano la proposta referendaria del governo Renzi. Di certo il governo Renzi non ha aiutato i piccoli commercianti e le partite IVA che investono su se stessi un piccolo capitale


Nonostante tutte le concessioni, regalini, mancie, concessi dal governo Renzi, la proposta referendaria sulla riforma della Costituzione italiana non è passata con un rapporto molto indicativo sulle intenzioni del popolo italiano: ha votato il 68% circa degli aventi diritto, il NO ha prevalso sul SI raggiungendo il 59,1% dei voti(19.419.507) contro il 40,9 e 13.432.208 voti (dati da repubblica.it). Evidentemente gli 80 euro per certe categorie di lavoratori a reddito medio-basso, i 500 euro l'anno per coloro che compiono 18 anni(a pioggia, anche ai figli di papà), l'aver tolto l'IMU per la prima casa(quindi a famiglie che non pagano l'affitto di casa), l'APE social(il pensionamento anticipato, a certe condizioni, di categorie disagiate di lavoratori), la 14^ per pensionati al di sotto di una certa soglia dell'assegno mensile INPS(a prescindere dalla situazione familiare, ovvero anche se si è benestanti o si ha un coniuge con reddito elevato). Cosa dunque ha influito sul voto? La risposta potrebbe essere che il Sud e le Isole hanno bocciato sonoramente il referendum e insieme a loro i giovani. Secondo l'elaborazione di Ipr Marketing-Istituto Piepoli per Rai, per il SI avrebbero votato soprattutto gli elettori più anziani: tra gli over 54 i SI hanno raggiunto il 51%, mentre si sono fermati rispettivamente al 37 e al 32% per le fascie di età 35-54 anni e 18-34 anni. I poveri e i disoccupati, i lavoratori costretti al nero, le famiglie con reddito in media meno elevato stanno in gran parte nel Sud e nelle Isole. I giovani non hanno lavoro e spesso lo perdono, vedi i lavoratori dei call center e di tantissime aziende che hanno chiuso o delocalizzato gli stabilimenti. L'ex-premier Renzi ha cercato di portare dalle sua parte gli italiani, ma ha dato a coloro che già avevano qualcosa: i proprietari di casa, i lavoratori dipendenti con reddito medio-basso, anche la 14^ mensilità è data a coloro che hanno già una pensione. Lo Stato italiano e l'ex-primo ministro, come anche i sindacati, aiutano coloro che hanno già qualcosa: ma moltissime famiglie in Italia stanno per andare sotto la soglia di povertà. Avendo perso il lavoro o non avendo mai trovato quello cui si aspiravano i giovani, quasi sempre con l'aiuto dei genitori(lo Stato, gli Enti locali promettono qualcosa ai giovani, ma le pratiche burocratiche sono lunghissime e i pochi soldi stanziati vanno ai soliti)hanno cercato di aprire una attività. Ma le spese ed anche le tasse sono tremende. Con la legge di stabilità 2016 i giovani esercenti che passano dal regime dei minimi a quello forfettario sembrano avere avuto una pacca sulle spalle da parte del governo Renzi: solo il 15% di IRPEF, niente IVA, niente IRAP(ma sulle ditte individuali non è prevista IRAP), meno incombenze burocratiche(ma comunque le stesse imcombenze per i regimi minimi), ma non hanno diritto a detrarre alcunché dall'imponibile, eccetto i contributi previdenziali, nemmeno se hanno a carico moglie e figli, non si può scaricare l'affitto e le spese del locale, le spese mediche ecc.ecc.. Ed inoltre, l'imponibile viene fuori da un codice ATECO che varia a secondo delle attività e che prospetta la redditività del fatturato. Per i commercianti(piccoli commercianti e anche ambulanti) si presuppone una redditività del 40% del fatturato. Quindi se il fatturato è di 50.000 euro la redditività o meglio l'imponibile IRPEF è pari a 20.000 euro. Su questo imponibile il commerciante, persona fisica, deve pagare il 15% e può detrarre dall'imponibile solo le spese previdenziali INPS. Conviene questo tipo di regime? Ci sono molti dubbi in proposito. Lo Stato, molto più tremendo di un lupo o di un leone, vuole la sua tanta parte di quel poco che riesci a guadagnare. Il fatto è che in effetti per vendere la merce non si può ricaricare di molto, altrimenti perdi la clientela. Un piccolo commerciante deve stare attento ai prezzi della concorrenza, i grandi magazzini, gli ipermercati, gli store delle multinazionali ed anche i negozi online. Ci si può mettere pure un negozio online, ma prima di farsi conoscere passa del tempo: i social aiutano, ma a volte capita che qualche tuo fan di Facebook non sia altro che un tuo concorrente che cerca di appurare il tuo gioco. Infine si può dire che il regime forfettario conviene quanto più c'è un margine di guadagno lordo maggiore. Ed è molto difficile che di questi tempi sia in media maggiore di un 20, 25%, mentre secondo lo Stato dovrebbe essere per lo meno del 70% circa. Un esempio: solo caricando il prodotto del 70% e vendendone per un fatturato di 47.600 euro(questo numero viene da merce pari a 28.000 euro con ricarico del 70%) , si ottiene un guadagno lordo di 19.600 euro; somma molto vicina al 40% di redditività chiesta dallo Stato ovvero 19.040(vedi nostro articolo e calcolo sul ricavo e il margine percentuale). Sono ricarichi che probabilmente può fare solo un artigiano che personalizza un prodotto, non certo un commerciante, a meno che gli venga garantita l'esclusiva di un prodotto: in quest'ultimo caso il ricarico può essere pure maggiore. Ma poi su quel guadagno lordo gli artigiani e molto di più i commercianti devono dedurre spese locali ecc.ecc. Quindi il guadagno netto si assottiglia notevolmente. Il regime forfettario, in sintesi, ti costringe a dichiarare un reddito imponibile che non esiste, perché in realtà si guadagna molto meno, e poi le conseguenze si ripercuotono nel modello ISEE. Superando una certa soglia di reddito non si ottiene nulla dal Welfare di Stato ed Enti locali che è rimasto in piedi. Se è vero che i giovani hanno contribuito fortemente alla bocciatura della riforma costituzionale del governo Renzi, deve suonare ciò come monito per i politici: che si interessino dunque di dare un maggiore sostegno ai piccoli imprenditori che sbarcano il lunario spesso con l'aiuto dei genitori. Serve abbassare per tutti i piccoli imprenditori, specialmente per i commercianti che rischiano capitale e la zavorra della merce in magazzino, le quote di redditività. Non hanno i politici qualche giovane parente che cerca di crearsi uno spazio nel mondo del commercio? Chiedano a loro di farsi spiegare come vanno effettivamente le cose. Questa è l'epoca in cui i figli hanno un reddito nettamente inferiore a quello dei genitori. Altrimenti l'alternativa è lavorare in nero, non mettere da parte i soldi per la pensione e poi pesare sul groppone dello Stato, della collettività e sperare che arrivi il reddito di cittadinanza, come vuole un arrembante M5S ed anche la chiarissima professoressa Fornero(ne vuole 100 di tanti ministri di questi ultimi governi). Quest'ultima ha rilasciato un'ampia intervista nella trasmissione "Di Martedì" su La7 il 13 dicembre ed ha anche chiaramente indicato di proseguire nella richiesta di contributo di solidarietà ai pensionati che hanno assegni notevoli, visto che queste loro pensioni non sono state conseguite con dei contributi corrispondenti ai parametri odierni. Un governo che si dice di sinistra o centro sinistra deve abbassare le tasse ai poveri e aumentarle ai ricchi.

Dal video soprastante si può comprendere l'inferno del mondo finanziario-commerciale che porta grosse difficoltà(le chiamano sofferenze) anche alle banche che prestano soldi agli imprenditori un pò coraggiosi, un pò senza scrupoli. Lo stesso Renzi ha questa esperienza familiare e dovrebbe trarne monito, e con lui tutti i politici dei governi presenti e futuri, e quindi aiutare i giovani imprenditori, i piccoli commercianti. Non si spremano i giovani, quelli che avranno sempre meno, se necessario si spremano i ricchi, i titolari di alte pensioni, quelli che si permettono una vita da nababbi ed hanno i soldi nei paradisi fiscali.

TAG: Renzi a casa, solenne bocciatura della riforma costituzionale, i giovani fanno ruzzolare Renzi, il Sud dice NO alla riforma costituzionale di Renzi, regime fiscale forfettario 2016, regime fiscale forfettario come espressione dello Stato-lupo nei confronti delle partite IVA





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