Atleti vincitori alle antiche Olimpiadi di Grecia


Nel 776 a.C. ebbero inizio le Olimpiadi antiche da un punto di vista storico. La prima Olimpiade fu istituita da Ifito, re di Elide, cui collaborò Licurgo di Sparta(Pausania, Periegesi, 5, 4, 5; 8,5sg.) e fu svolta solo la gara di velocità dello stadio.
In questa pagina faremo un elenco dei vincitori delle antiche Olimpiadi di Grecia, grazie alle notizie desunte da Pausania(Periegesi), da Diodoro Siculo e da altri cronografi antichi. Fonte principale è l'appendice a Pausania(Elide, libro V) creata da Salvatore Rizzo, studioso della cultura greca e traduttore di Pausania presso Rizzoli editore. Altri dati sono presi da Giochi antichi trattati nell'Enciclopedia Olimpica della Gazzetta dello Sport, curata da Elio Trifari(vedi selezione su internet).
Tra parentesi sono riportati i passi di Pausania in cui si citano le data, i personaggi e i fatti riprodotti in questa pagina. Quando la citazione è accompagnata dal punto interrogativo (?) si tratta di dato probabile. C'è da premettere che i vincitori delle Olimpiadi antiche non vennero registrate dagli Elei in alcune limitate circostanze. Non vennero registrate le Olimpiadi negli anni in cui era ad Atene arconte a vita Forbante(6,19,13). Inoltre la 8^ e la 34^ olimpiade, bandite dai Pisei, sono chiamate "anolimpiadi" dagli Elei e non furono registrate; così pure la 104^ olimpiade, bandita dagli Arcadi(6,22,2-3). La 211^ olimpiade è stata pure tralasciata dagli Elei(10,36,9). Per ogni Olimpiade si erigeva un altare in mattoni crudi alla partenza dell'ippodromo(6,20,11). Dalla prima alla tredicima Olimpiade venne organizzata solo la corsa dello stadio (m.192,27). C'è da dire pure che ai giochi di Olimpia venivano ammesse di volta in volta nuove gare, ma quasi mai queste gare furono riproposte in tutte le edizioni. L'unica gara sicuramente svolta in tutte le edizioni fu la corsa dello stadio. Quì sono elencati i vincitori dei giochi di Olimpia fino alla 158^ edizione del 148 a.C., ovviamente non tutti, ma solo i nomi di quelli a noi pervenuti. Non si è andati oltre perché si ritiene che questa manifestazione, orgoglio della nazione e della cultura greca, sia inevitabilmente scesa di prestigio e di valore dopo alcuni avvenimenti che confermarono l'inarrestabile potenza di Roma, ovvero la distruzione di Cartagine del 146 a.C. e la distruzione di Corinto nello stesso anno da parte dei Romani. Pracicamente in quell'anno la Grecia divenne un protettorato romano e i Greci dei sudditi.
Altre gare e altri termini in uso:
Apene, gara dei carri trainati dai muli, gara ammessa alla 70^ Olimpiade, 500 a.C.
Agonoteti, sono gli organizzatori degli agoni, cui compete tutta l'organizzazione pratica delle gare, dall'amministrazione dei fondi stanziati a questo scopo, fino all'incarico di dare il segnale d'inizio delle singole competizioni, dal giudizio sulle multe da infliggere ai concorrenti sleali, fino alle disposizioni per l'incoronazione e per le feste dei vincitori.
Atloteti, sono simili agli Ellanodici.
Corsa armata o Hoplitodromos dal 520 a.C. Una competizione dal carattere guerresco nel quale era richiesta più prestanza fisica che destrezza atletica. Sono noti i risultati di 31 edizioni. La gara fu esplicitamente voluta da Sparta, e introdotta nella 65° Olimpiade, 520 a.C., ma subito rivestita di origine leggendaria (gli Elei, in guerra con la città di Dime, avevano saputo durante i Giochi della loro vittoria da un oplite messaggero, e ne nacque la gara). Il percorso misurava due stadi, 384.5 m, si gareggiava con elmo, corazza e scudo in bronzo. Era destinata ai soli adulti: per evitare brogli, a Olympia si custodivano 25 scudi uguali in bronzo da destinare ai concorrenti. Primo vincitore fu Damareto di Erea, che concesse subito il bis. Considerata l’attrezzatura, impressiona che Leonida abbia vinto per la quarta volta armato di tutto punto a 36 anni.
Diaulo, Diaulos dal 724 a.C.: Distanza doppia dello Stadio, meno popolare della corsa più breve,forse per la difficoltà di invertire la direzione di corsa. Corrispondeva a 384,47 metri. Conosciamo il nome del vincitore relativo a 45 edizioni.
Dolico, Dolichos dal 720 a.C. : Gara su distanza variabile, andava di norma da poco più di 1000 metri a meno di 5000.
Ellanodici, erano giudici sportivi dell'antica grecia, incaricati di organizzare i Giochi olimpici. Dovevano stare nell'Ellanodiceon ("Palazzo degli ellanodici") di Elide, dieci mesi prima dell'evento, per organizzare i giochi. Controllavano se i partecipanti fossero greci (non erano ammessi schiavi, donne e stranieri), svolgevano la loro carica, comportandosi come moderni arbitri; sorvegliavano lo svolgimento delle gare, punendo i partecipanti che commettevano infrazioni. Le punizioni potevano avere un carattere pecuniario, con multe che venivano poi versate al tempio di Zeus, o di un carattere fisico, attraverso percosse e bastonate.
Ippodromo, pare che anticamente, nei giochi olimpici leggendari, la corsa con cavalli non si svolgesse su luoghi appositamente adibiti. Nella saga di Pelope e Ippodamia il percorso della corsa con carri trainati da cavalli è lineare. L'ippodromo come pista percorsa una sola volta in doppio senso e girante attorno ad una sola meta, si incontra in Omero (Il., XXIII, 257 ss. e specialmente 352 ss.). L'ippodromo con forma quadrangolare e terminante a semicerchio sul lato esterno più corto si ebbe più tardi, quando la pista fu contenuta in uno spazio relativamente modesto e segnata da due mete. Di questo tipo era l'ippodromo di Olimpia, dove si svolse la prima gara con quadrighe nell'olimpiade XXV corrispondente all'anno 680 a. C. (Paus., V, 8, 8). Per quanto riguarda le misure, la lunghezza e la larghezza della pista si può dire che probabilmente dovevano inizialmente avere una corrispondenza con lo stadio. Infatti la distanza di una meta dall'altra doveva essere di 2 stadi, dal momento che un giro completo copriva la distanza di 4 stadi (la corsa di 4 stadi è detta appunto dromos ippios da Pausania(VI, 14, 4) e hippikon da Plutarco(Sol, 23; cfr. Pausania, V, 12, 6), pari a circa 769 m. I giri da percorrere erano 12 per i cavalli adulti (= m 9228,96) e 8 per i puledri (= 6152,64) (Pind., Ol., III, 59; VI, 126). Ma un nuovo ippodromo fu edificato nel 5° sec. a.C., su progetto dell'architetto Kleoitas, l'inventore del cancello di partenza per le corse con i carri. La costruzione, più grande e complessa della prima, con una pista lunga sei stadi (1153 m), era strutturata a forma di triangolo isoscele.
Kalpe dal 496 a.C. Corsa con giumente o giovenche. Si conosce il risultato di una sola gara. Si trattava di una competizione nella quale, dopo un certo numero di giri dell’ippodromo, i concorrenti dovevano smontare dall’animale e percorrere di corsa l’ultimo giro tenendo sempre nelle mani le briglie della cavalla. Introdotta nella 71° Olimpiade, fu eliminata nell’84° assieme alla corsa dei muli. Dalle
rappresentazioni pittoriche dei vasi, si può definire questa come una prova di trotto, a smonta periodica, il che rende il kalpe una sorta di gara mista di velocità e di addestramento. Si racconta che Aura, la giovenca di Fidola di Corinto, facesse cadere l’auriga, continuando a correre, e che, udito lo squillo di tromba dell'ultimo giro, accellerasse vincendo la gara.
Pentathlon dal 708 a.C. : Gara multipla di tradizione molto antica sopravvissuta, in varie forme, anche ai giorni nostri. Non è chiaro il criterio con il quale veniva assegnata la vittoria: esistono diverse supposizioni, ma nessuna certezza. La maggioranza degli studiosi ritiene che la prima prova, delle cinque che la componevano, servisse a selezionare cinque concorrenti; l’ultimo dei quali nelle successive prove veniva eliminato fino a che i due rimasti si affrontavano nell’ultima prova, la Lotta. Le altre prove erano la corsa, il salto in lungo, il lancio del giavellotto e quello del disco. Fuorviante per il nostro modo di vedere era la teoria che stava alla base del salto in lungo. I saltatori usavano tenere in mano due pesi sagomati in pietra o metallo, da uno a 4 kg ciascuno, detti haltéres, dotati di fenditure per una presa sicura, nella convinzione che agevolassero il movimento delle braccia e allungassero il volo prima dell’atterraggio. Oggi questo sistema sarebbe stato scartato. La rincorsa avveniva sulla terra battuta, si staccava su una linea detta bater, allo stacco si levavano le braccia verso l’alto e in avanti, si tenevano in avanti durante il volo, per portarle all’indietro durante l’atterraggio, fino ad abbandonare dietro di sé gli haltéres. Si atterrava nella buca di sabbia, la skamma. La misura della distanza veniva effettuata con un’asticella, il kanon; ogni atleta aveva a disposizione tre prove, durante la rincorsa il ritmo veniva dettato da flauti. Evidentemente improponibili sono le misure tramandate per Faillo e Chione, oltre i 16 metri e probabilmente si tratta della somma delle misure delle tre prove. Probabilmente con i pesi venivano ad essere esclusi dalla vittoria o meglio dalla prosecuzione della gara gli atleti forti nella corsa pura dalle caratteristiche fisiche, per esempio, dei nostri Berruti e Mennea.
Pitiadi o Pitiche, festa religiosa nazionale dell’antica Grecia, seconda per importanza solo alle Olimpie. Si celebrava in onore di Apollo Pizio, che l’avrebbe istituita dopo aver ucciso Pitone, il drago, figlio della Terra, che dava oracoli presso una sorgente ai piedi del Parnaso, non lontano da Delfi (anticamente detta Pito). In realtà la festa sembra risalire alla vittoria dell’Anfizionia sulla città di Cirra nella prima guerra sacra (590 ca. a.C.); si svolgeva nello stadio e nel teatro di Delfi, ogni quattro anni (spazio di tempo, detto pitiade, il cui computo si faceva iniziare dall’anno 582 a.C., corrispondente al 3° anno della 49ª Olimpiade), sotto la direzione degli Anfizioni; durava sei o sette giorni e il premio era una corona d’alloro. La celebrazione consisteva in un agone musicale, gare ginniche e ippiche; molta parte avevano anche le orazioni di retori, le competizioni di poeti e di logografi.
Zani, statue decorative presso l'Altis di Olimpia; esse erano state costruite con il ricavato delle multe inflitte agli atleti per infrazioni al regolamento dei Giochi e dovevano servire di lezione a tutti i Greci, che in tal modo sapevano che nessuno poteva corrompere per ottenere una vittoria ad Olimpia. Qualora i multati si fossero trovati nell'impossibilità di pagare le multe, la città, dalla quale erano originari, doveva versare l'intero importo, pena l'esclusione dalla partecipazione ai Giochi Olimpici.

Sopra una ricostruzione dell'Altis di Olimpia di Heinrich Gartner


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